La scomparsa di Francesco Guccini segna la fine di un’epoca. Un tempo fatto di cultura, di parole che forse, anzi, sicuramente valevano più degli accordi sulle quali venivano adagiate. Non parole vane, gettate a caso sul foglio bianco, ma parole dense di un significato preciso, profondo.
Inutile citare tutti i capolavori del “Maestrone” sarebbero tanti, troppi uno per ogni occasione, uno per ogni momento importante della vita di chi, come me, ha scelto Guccini come colonna sonora.
Mi ricordo benissimo dov’ero l’11/11/2011, ero al palazzetto di Varese, avevo 14 anni e ho avuto la fortuna di poter assistere al suo ultimo concerto nella città giardino. Mi ricordo che, prima di partire con Canzone per un’amica, impugnando la chitarra e posizionando le dita per partire con l’accordo di La maggiore, Guccini si era divertito a fare un bel siparietto sulla Lega – occasione troppo ghiotta per lasciarsela sfuggire – Guccini è entrato di diritto nel novero dei poeti italiani del 900, i suoi testi sono armoniosi anche senza musica, vogliono trasmette qualcosa, che sia la rabbia sociale, fino a un amore, ma mai banale, mai scontato. Spero che le nuove generazioni possano avvicinarsi a lui tramite i libri di testo, dove mi auguro, riceverà lo spazio che merita. Oggi l’Italia si impoverisce, sono certo che, se Guccini non fosse stato un modenese, trapiantato a Pavana, ma magari un americano, avrebbe di certo vinto un Nobel. Poco male, Varese gli ha consegnato il premio Chiara nel 2010.
Grazie Maestro, grazie per quello che ci hai dato e per l’immenso patrimonio che ci hai lasciato.Se ne va un grande Poeta, che utilizzava la poesia con la musica e che ci ha insegnato che, alla fine, gli eroi non sono tutti giovani e belli!

