(Dall’intervento di Roberto Maroni al Meeting di Rimini, 25 Agosto 2010)
Buongiorno a tutti, sono veramente impressionato da questa straordinaria platea, essendo io uno molto timido (applausi), è vero, è così, grazie.Ringrazio il Meeting, ringrazio Giorgio Vittadini per avermi invitato a parlare su un tema così difficile, complicato, che suscita grandi passioni e grandi tifoserie quale è il tema dell’immigrazione.Vorrei partire proprio da una premessa: l’immigrazione è un fenomeno di gestione complessa, sono parole scritte nell’enciclica Caritas in Veritate, che individua i punti fondamentali nell’atteggiamento che bisogna avere, che tutti devono avere, non solo le autorità pubbliche, nei confronti dell’immigrazione.

È un fenomeno di gestione complessa perché è un fenomeno mondiale, globale; noi stiamo verificando le aree attorno all’Italia, che possono interessare l’Italia da flussi migratori, ma è un fenomeno che riguarda tutti i Paesi del mondo, che subisce fasi alterne, maggiore o minore pressione in dipendenza di certi fattori, le crisi economiche, la demografia, le situazioni locali; un fenomeno complesso che però dobbiamo gestire. Credo che il primo punto su cui tutti debbano essere d’accordo è questo: che l’immigrazione, la migrazione è un fenomeno che debba essere gestito. Su questo poi, a conclusione del mio intervento, dirò che cosa penso, su chi debbano essere i soggetti che devono gestire un fenomeno così complesso e che oggi non lo gestiscono a sufficienza, e cioè in particolare l’Unione europea.

Noi abbiamo, io ho una convinzione: faccio il Ministro degli interni, mi occupo di sicurezza, di ordine pubblico, devo garantire a tutti i cittadini, a tutti coloro che stanno legalmente in Italia di poter svolgere la propria vita, le proprie attività nel modo più sereno, tranquillo possibile, quindi ho concentrato la mia azione su un fronte, quello del contrasto alla criminalità, nel contrasto alla violazione delle leggi. Ma ho una convinzione che questo fenomeno così complesso non si governa solo con gli strumenti della sicurezza, è una convinzione non solo mia, è una convinzione di tutto il Governo.

Il binomio accoglienza, integrazione e sicurezza è un binomio ineludibile: maggiore sicurezza significa anche maggiore integrazione, in una città che si sente sicura, i cittadini di quella città sono meglio disposti ad accettare anche chi viene da fuori, è un dato riscontrabile nella realtà. Voglio citare una ricerca fatta dall’università Bocconi, quindi un ente che mi pare al di sopra delle parti in causa, che ha fatto una ricerca un po’ particolare sull’immigrazione: è andata in numerose grandi città in Italia a verificare il grado di percezione
di integrazione da parte degli immigrati, non da parte dei cittadini italiani.
Ha intervistato i cittadini immigrati che vivono in queste città, chiedendo loro “Ti senti integrato, ti senti accolto in questa città?”, ebbene le città dove il grado di soddisfazione da parte dei cittadini immigrati è risultato
il più alto è proprio laddove si è investito molto di più sull’applicazione rigorosa delle leggi.
Questa è la prova scientifica, diciamo così, ma intuitivamente è l’esperienza concreta di tutti i giorni delle realtà che vado a verificare, che vado a sentire. Io sono uno che gira molto nelle città e nei paesi, perché non voglio mai perdere il contatto diretto con la realtà, chi vive troppo nei palazzi romani a volte vede la realtà con una visione diversa, dobbiamo andare
e continuamente sentire se le nostre politiche hanno una efficacia vera, concreta e reale.

Io e la Lega siamo figli della post-ideologia, siamo nati quando è caduto il muro di Berlino, siamo per la concretezza, ma quando qualcuno mi dice “No! Tu sbagli, perché sbagli a prescindere”, “Ma guarda che le cose che faccio io le fa Zapatero, le fa Sarkozy”, “Sì per loro va bene, ma se le fai tu sbagli!”, beh, se l’atteggiamento è questo, io dico “No grazie”. È un atteggiamento pregiudiziale, è un atteggiamento inaccettabile, alle politiche che abbiamo fatto.Sono politiche di sicurezza, che sono accompagnate dalle politiche di integrazione, capisco che il tema dell’immigrazione è un tema che suscita grandi passioni, che divide spesso in due tifoserie, ed io ne so qualcosa di quanto siano agitate le tifoserie, essendomi occupato recentemente della tessera del tifoso. Le tifoserie è difficile farle ragionare, c’è chi è favore e chi è contro a prescindere. Per cui per la tifoseria opposta noi siamo xenofobi, per la nostra tifoseria gli altri sono figli di un’altra ideologia, che potremmo chiamare “l’immigrazionismo”, chiunque viene può venire, anzi deve avere più diritti dei cittadini italiani perché è giusto così. Sono due tifoserie che io sento ma che non mi condizionano, né l’una né l’altra.

