“L’uomo europeo, come dice il sociologo Alberto Gasperini, vive una molteplicità di appartenenze. L’appartenenza alla famiglia, alla comunità locale, alla città o alla regione, alla nazione o all’etnia, al gruppo professionale, alla cultura del gruppo sociale e così via.

Questo dato sociologico nuovo è la base ideale per istituzioni federali basate sul principio di sussidiarietà, della sovranità dal basso, della democrazia capillare inserita in una grande confederazione continentale, garante delle regole costituzionali e delle libertà individuali.

Le teorie della Lega non hanno nulla da spartire con il provincialismo culturale e con l’isolazionismo economico che furono, invece, il bagaglio del centralismo più becero, quello fascista, del fascismo-regime.

Che cosa significa, in concreto?
Significa che allo Stato federale, l’autorità più ampia, vengono attribuiti poteri di garanzia democratica, di tutela generale dei diritti individuali, oltre alle competenze primarie in materia di politica estera, alta giustizia, difesa, navigazione marittima e aerea, conio della moneta.
All’autorità intermedia di primo grado, le macroregioni – quelle che, con definizione più immediata, ho chiamato tre Repubbliche – spetteranno le competenze primarie in materia economica: fisco, programmazione industriale, legislazione commerciale e agricola. Inoltre esse avranno una competenza secondaria in materia di rapporti con la Cee.
Alle autorità intermedie di secondo livello, le attuali regioni, verranno assegnate competenze secondarie in tutte le materie economiche e della giustizia di merito, e competenze primarie per la scuola, sanità e coordinamento degli enti locali.
Questi ultimi, infine, strutturati in province e comuni, avranno una notevole autonomia in campo urbanistico e territoriale, ecologico e turistico, ospedaliero e assistenziale, e per la tutela della cultura popolare.

La difesa dei dialetti, che sono autentici scrigni nei quali sono racchiuse le gemme del sapere popolare, sarà attribuita alle regioni ma soprattutto agli enti locali.
È evidente la profonda, direi rivoluzionaria, differenza di questo disegno rispetto alla struttura, costituzionalmente improntata al centralismo, dello Stato italiano.
Da “Vento dal Nord”, di Umberto Bossi e Daniele Vimercati
