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“Scrive bene, ma non capisce un cazzo di politica. Non diteglielo, però”.

E’ stata, penso, l’unica volta che Bossi ha parlato di me a qualcuno. In una sola frase un premio letterario, un calcio in culo e il permesso di continuare sulla mia strada.

Che poi è la sua. La nostra.

Il “dove siamo” in questa storia, centouno giorni dopo.

Sembriamo un po’ tutti spaesati, mentre aspettiamo che il cinismo si sciolga come la borsa del ghiaccio su un occhio pesto. L’altro lo teniamo ben fisso su quelli che guidano la colonna.

Non diteci a chi obbedire.

Ci basta il “perché”.

(*101 parole)