Una rinascita per Rinascita
C’è una rinascita che non è solo una scommessa editoriale, ma un’esigenza vitale: il ritorno di “Rinascita” in formato cartaceo. Oggi, tra i venti imprevedibili della cronaca e della politica, nazionale e internazionale, cercare di leggere la realtà senza paraocchi diventa l’unica via per un futuro di pace.

L’eredità di Bobo
Il mio contributo al progetto editoriale di “Rinascita”, a ben vedere, nasce col medesimo spirito che animava le mie lunghe riflessioni con Bobo Maroni. Eravamo distanti, eppure uniti dalla concretezza della politica e dal bisogno viscerale di esplorare le contraddizioni della nostra epoca. Rifiutavamo la logica della barricata e dell’incomunicabilità: per noi il confronto era un dovere intellettuale, lo stesso che ora Rinascita vuole riportare al centro della sua linea editoriale.
La questione del Nord
Per esempio parlando anche di Nord, con il rigore che ci impone l’analisi del contesto. Innanzitutto, bisogna saper leggere i territori. Accorgersi che Varese – ma può valere per molte altre aree del tessuto prealpino -è ancora una città industriale, con 6 imprese per km², contro una media nazionale di 1,4. Questo dato basta a comprendere come parametri diversi esigano politiche diverse. Non misure di assistenza, ma lungimiranza industriale da parte del Governo. Infrastrutture, innovazione, ricerca universitaria: da qui passa la vera cultura autonomista. Altrimenti il “Nord” resterà un’astrazione della politica.

Governare il futuro
Rispetto agli albori dell’istanza federalista, dagli anni ’80 in poi, la dimensione locale e regionale ha conservato la misura di spazio ottimale per l’amministrazione efficiente. D’altro canto, il piano nazionale si è fortemente ridimensionato a favore di processi comunitari e internazionali.Questo porta in una sola direzione, secondo il mio parere.
Federalismo europeo
Senza un’Europa federale, autenticamente democratica e capace di progettare un’alternativa, i singoli Stati saranno colonizzati da USA e Cina, a partire dallo sviluppo e dall’applicazione dell’intelligenza artificiale alle filiere economiche.
Come emerso in un recente confronto con Andrea Orlando, la tecnologia va governata e non subita come una forza della natura, evitando che il profitto diventi l’unico criterio di giudizio, come recentemente ricordato anche dal Papa.
Non abbiamo pretese di verità, ma crediamo sia tempo di recuperare una delle più preziose lezioni di Antonio Gramsci.
Diffidare dalle scorciatoie e puntare su cultura e organizzazione per interpretare il mondo e offrire a figli e nipoti un futuro di vera prosperità.

