Ci sono luoghi che, più di altri, rimangono impressi nella memoria. Per me uno di questi è senza dubbio la sede della Lega di via Bellerio.
Ricordo ancora la prima volta che varcai quel cancello. Avevo soltanto 23 anni. Ero emozionata, quasi intimorita, e allo stesso tempo orgogliosa di entrare in quello che, per tanti anni ha rappresentato molto più di una semplice sede di partito, la mia seconda casa.
Pochi giorni dopo vissi un altro momento che non ho mai dimenticato. Nel cortile incrociai Roberto Maroni.

Lo salutai con la timidezza di una ragazza che era entrata da poco in quel mondo. Lui ricambiò immediatamente con un sorriso, discreto ma sincero. Tornata a casa quella sera raccontai con entusiasmo a tutti di averlo incontrato. Oggi può sembrare un episodio semplice, ma allora fu un’emozione enorme.
Tra i ricordi più vivi c’è anche il 18 settembre 1996, il giorno dell’irruzione della polizia nella sede di via Bellerio, disposta dalla Procura di Verona. Furono momenti concitati, con scontri fisici tra gli agenti e i noi presenti, durante i quali rimase ferito anche Roberto Maroni. Erano altri tempi, con un clima politico molto diverso da quello di oggi. Ciò che porto con me è il senso di appartenenza che si respirava. Ci sentivamo uniti come una famiglia nei momenti difficili e quel legame ci dava il coraggio di affrontare qualsiasi situazione.
Di Roberto Maroni mi ha sempre colpito anche la sua sobrietà. Quando fu eletto segretario federale avrebbe potuto trasferirsi negli uffici del secondo piano, quelli tradizionalmente riservati ai dirigenti più importanti. Scelse invece di restare nel suo ufficio, senza pretese. Un gesto semplice, ma che raccontava bene il suo modo di essere.

Infine, non posso non ricordare la campagna elettorale per le elezioni regionali che lo portarono alla Presidenza della Lombardia. È stata, senza dubbio, la campagna più coinvolgente che abbia mai vissuto, persino più di quella che portò all’elezione di Marco Formentini a sindaco di Milano, anche se allora ero molto più giovane.
Maroni aveva una qualità rara: sapeva scegliere le persone, dare fiducia e costruire rapporti autentici. Lo faceva con quella pacatezza tipicamente lombarda che spesso vale più di tante parole.
È questo, forse, il ricordo più bello che conservo dei miei anni in via Bellerio.

