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“Il solito” ha infinite declinazioni e può non annoiare mai. Un messaggio del buongiorno, la stessa persona che sale ogni mattina sul tuo pullman, un colpo di clacson sotto la finestra, un angolo del divano per leggere un libro, il giro in bici della domenica, un tavolino preparato in trattoria, il caffè alla macchinetta, lo specchietto retrovisore per truccarsi nel traffico, i biscotti, sempre gli stessi, in una tazza di latte, il nascondino sotto le coperte, un rifugio di montagna.

“Il solito” è anche una grappa all’alba o un pezzo di cartone come giaciglio. Senza pregiudizi, è la realtà.

Osservare le persone che incrociamo nei ritmi serrati della nostra vita richiede attenzione e umiltà.

Ho provato a osare uno sguardo diverso, spesso laterale, di contrabbando, per prendere in prestito le storie che mi è capitato di incrociare durante i miei viaggi, a cui ho voluto affiancare quel poco che posso aver imparato su questa strana avventura che chiamiamo “vita”.

Un esecizio quotidiano, urgente più che mai: sospendere il giudizio. Ascoltare. Raccontarsi.

Da qui è nato il mio libro “Coincidenze. Storie in prestito dai viaggiatori” (Edizioni Terra Marique), con prefazione di Enrico Ruggeri.

Una mappa di sentieri tracciati con la voce, con i gesti di ogni giorno, che trasformano ciascuno di noi nel riflesso di chi incontriamo sulla nostra strada