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Son passati cinquant’anni da quel 5 novembre 1975, quando Guido Fanti lanciò il cosiddetto “Progetto Padania”, per un’unità amministrativa tra le regioni del Nord che potesse favorire uno sviluppo autonomo rispetto al resto del Paese.

Come ho fatto intendere nel mio libro Il pensiero leghista, l’idea non era solo una proposta elitaria, ma nasceva da un insieme di malumori popolari — allora interpretati, come fece Fanti, anche in chiave popolare-marxista — legati all’insofferenza nei confronti di un’organizzazione statale ritenuta incapace di comprendere le ragioni del Nord, sia a livello economico sia in chiave socioculturale.

Il mondo autonomista afferente alla Lega Lombarda, e poi alla Lega Nord, seppe valorizzare al meglio questa intuizione, a partire anche da prese di posizione culturali e linguistiche portate avanti da alcuni pensatori su riviste come Etnie (ad esempio, io usai più volte il termine su quella pubblicazione a metà degli anni Ottanta).

E arrivò così la forte e chiara sfida politica guidata da Umberto Bossi, su cui non è il caso di soffermarsi, perché molto nota in tutte le sue fasi. Bobo Maroni seppe, nei primissimi anni Dieci, accenderne l’ultima fiammata con “Prima il Nord”.

Oggi, come oggi, pochi parlano ancora di Padania, a fronte di un mondialismo sempre più dilagante e di un riassetto dei cosiddetti Stati-nazione che sembra marginalizzare le lotte per le vere identità interne.

Tanti i motivi di un appannamento progressivo: la demolizione da parte della cultura mainstream, la divisione interna tra regioni troppo autoreferenziali, toni tacciabili di xenofobia, difficoltà nel finanziare iniziative editoriali e giornalistiche, incomprensioni semantiche, alleanze infide.

Non sta a me giudicare, ma bisogna riconoscere che, come si suol dire, qualcosa è andato storto. Rimane, peraltro, il conforto di nuove piste possibili per conseguire il federalismo, nelle quali personalmente confido.

Ritengo corretta la posizione della dirigenza attuale del partito, proprio perché non si poteva proseguire lungo la strada del padanismo ansimante e morente.

Forse — così come la Padania esiste già in cielo (costellazione Eridano) — la sua icona sopravviverà per sempre nei nostri cuori, assieme all’idea di una comunità di appartenenza che, paradossalmente, risulta così viva e profonda (avete osservato che la lingua italiana, in tutto il Nord, viene ancora oggi gestita con accenti e strutture piuttosto diverse rispetto al Centro-Sud?) da non avere neppure bisogno di un riconoscimento statuale o macroregionale di carattere istituzionale.