Alberto, non so, e forse non importa nemmeno sapere, se tu sia esistito veramente come condottiero in carne ed ossa. Ma so per certo che la tua figura, come simbolo, è diventata necessaria alla nostra storia.

Sei diventato il volto stesso di chi non arretra di fronte al potere arrogante, la voce di chi combatte per difendere il proprio comune, la propria terra, la propria irrinunciabile dignità.
Ti hanno scolpito nel bronzo freddo dei monumenti, ma tu vivi veramente solo nel gesto coraggioso di chi ancora oggi resiste all’omologazione. La tua spada leggendaria è diventata il giuramento di fedeltà a una comunità; il tuo scudo protettivo è la memoria attiva del passato. E ogni volta che il potere centrale, qualunque esso sia, dimentica le ragioni dei popoli e dei territori, tu torni idealmente a cavallo per ricordargliele.
Ti hanno chiamato mito, leggenda, persino invenzione letteraria a posteriori. Ma io preferisco chiamarti presenza costante. Perché sei lì, vivo e pulsante, ogni volta che qualcuno dice no all’arroganza del più forte; ogni volta che una comunità si stringe compatta attorno al proprio Carroccio, visibile o invisibile che sia; ogni volta che la libertà smette di essere una parola comoda e diventa di nuovo una scelta urgente e necessaria. Tu sei nato idealmente a Pontida, in quel giuramento che ha saputo unire le città lombarde divise da antiche rivalità. Sei nato nel fango e nel sangue di Legnano, dove il popolo unito ha scelto coraggiosamente di non fuggire di fronte all’esercito imperiale. Sei nato nel cuore di chi ha capito profondamente che la libertà non si riceve in dono dall’alto: si merita con l’impegno e il sacrificio quotidiano.
Alberto, oggi il mondo intorno a noi è molto diverso da quello del XII secolo, ma la battaglia per l’autonomia e la dignità dei popoli è, in fondo, ancora la stessa. Ci sono ancora poteri sovranazionali, economici o politici, che decidono spesso senza ascoltare veramente le esigenze delle comunità locali. Ci sono ancora popoli interi che non possono esprimere liberamente la propria identità. Ci sono ancora giovani generazioni che rischiano di non sapere più cosa significhi veramente difendere le proprie radici e la propria libertà. E allora tu torni a parlarci, non più con l’elmo del guerriero, ma con la voce ferma della coscienza civile. Tu sei il volto senza tempo della resistenza all’omologazione, il nome che non ha bisogno di prove documentali per esistere, l’idea potente che non necessita di consenso unanime per essere vera, la fiamma di libertà che non si spegne facilmente.
E noi, che viviamo in questi tempi così confusi e frammentati,abbiamo ancora un disperato bisogno di te. Non certo come una statua impolverata da celebrare retoricamente una volta all’anno. Ma come una domanda aperta sul nostro presente, come una memoria attiva da cui trarre ispirazione, come una scelta di campo da rinnovare ogni giorno. Perché la libertà, Alberto, serve ancora oggi disperatamente, come l’aria che respiriamo. E tu sei il respiro profondo di chi non si arrende mai. Ti scrivo perché voglio ricordare insieme a te, raccogliere idealmente il tuo testimone, e dire a gran voce che il giuramento di Pontida non è affatto finito con la battaglia di Legnano.
È appena ricominciato, oggi, qui, per noi.
Con gratitudine storica, Uno che ha scelto di ricordare e di continuare a combattere.
(Dal libro di Stefano Angei: “Dialoghi immaginari, ma non troppo”)


