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Anno 2000. Roberto Maroni diventa Responsabile della Segreteria Politica Federale della Lega.
In segreteria si ritrova una diciassettenne con poca esperienza ma tanta forza di volontà: una
secessionista convinta che ha lasciato la scuola troppo presto, ma che legge e si informa molto.


Arriva il giorno dell’insediamento. Lui arriva, si affaccia all’ufficio e mi chiede: «Ciao, qual è il mio ufficio?». Mi alzo di scatto e lo seguo, ma lo ha già trovato da solo. Sulla porta abbiamo già messo la targa con il suo nome: un foglio A4 stampato in bianco e nero (d’altronde, le possibilità economiche sono quelle che sono).
«Desidera un caffè?», gli domando.
«Se mi dai del lei, partiamo male», mi risponde.
Io sorrido e gli porto il caffè, rigorosamente senza zucchero.
«Accomodati», mi dice, per poi chiedermi: «Chi lavora qui?». Gli faccio l’elenco dei funzionari con le relative tematiche di cui si occupano: chi segue l’ambiente, chi l’urbanistica, chi l’immigrazione, chi la giustizia.
Dopo avermi ascoltata, mi guarda fisso e dice: «Ok, adesso dimmi di chi mi posso fidare».
Sul momento rimango attonita. Non mi capacito del fatto che gli interessi il mio parere. Ma non mi tiro indietro: gli dico quello che penso e rispondo a tutte le sue domande.

Alla fine, mi scrive il suo numero di cellulare su un pezzo di carta e aggiunge: «Chiamami quando vuoi e per qualsiasi cosa».
Esco da questo primo colloquio un po’ scioccata, ma piacevolmente stupita. È il mio primo assaggio dell’uomo e del politico lungimirante, capace di vedere e valorizzare le peculiarità di ognuno per la sua incessante “politica del fare”. Senza pregiudizi dettati dall’età, dal titolo di studio o dalla posizione sociale.
Negli anni ho capito come questo suo modo di vedere il mondo si interfacciasse con il suo modo di fare politica.

Una politica che parte dal basso e che ascolta le persone comuni prima dei grandi
strateghi. Era una dote rara, un modo di fare politica autentico, concreto e privo di quella spocchia oggi tanto diffusa.

Uno stile, quello del Bobo, di cui ci sarebbe ancora un disperato bisogno.
Quella sera, guardando quel pezzo di carta con il suo numero privato, non potevo ancora
immaginare quanto e come quel filo diretto avrebbe cambiato il mio destino…

To be continued… Stay tuned!