“LARGO AI GIOVANI!”, Bobo lo diceva sempre. Vale oggi più che mai: nella vita professionale, nelle associazioni e ancora di più nella politica. Dietro ogni volto, dietro ogni nome, una storia di impegno, di costanza e di passione, di cui vale la pena indagare il senso.
A partire dalla domanda: “Che cos’è, per te, la politica?”

Ginevra Sofia Berrighi: “Politica è empatia”
Che cos’è per me la politica? Se dovessi provare a spiegare che cos’è la politica in poche parole, direi che è l’arte di prendersi cura. La politica è attenzione a ciò che ci riguarda ma anche a ciò che non ci riguarda: consideriamo, ad esempio, una situazione che non ci tocca ma che riguarda qualcun altro e pensiamo alle difficoltà che questa persona potrebbe riscontrare. La politica, dunque, capirete, che è la forma più nobile di impegno civile: agire affinché tutti possiamo vivere bene allo stesso modo. Ai miei coetanei, se state leggendo questo testo: se pensate che la politica appartenga agli adulti e che attualmente non vi riguardi o che non vi riguarderà mai perché ci sarà qualcun altro ad occuparsene, vi sbagliate.
La politica è di tutti e, soprattutto, nostra.
La politica è di chi ogni giorno sogna stando nel presente ma guardando al futuro.
La politica è dei nostri genitori, dei nostri nonni e di chi è venuto prima e ha sognato, lavorato sodo e agito per il futuro che oggi è il nostro presente.
Aristotele, lasciandoci la sua eredità, dice che tutti noi siamo per natura degli animali politici: per istinto siamo spinti ad unirci per costruire quella polis che ci possa consentire di vivere bene. La politica è la Res Publica, quel bene comune che è più grande della somma dei singoli.
Andando nel concreto però, cosa vuol dire tutto ciò? Come è possibile realizzare il vivere bene come comunità? Come si può, anche quando le condizioni sembrano non permetterlo e anche quando tutto appare fermo, costruire insieme?
Alla base non c’è altro che l’ascolto del prossimo, l’ascolto di chi, in un momento di sconforto, crede che non ci sia una luce in fondo al tunnel e pensa di essere solo, l’ascolto di chi ha paura, di chi ha dei sogni, l’ascolto di noi come genere umano: perché tutti vivremo sempre vite e situazioni che ci differenziano e la prova più grande a cui la vita sottopone l’uomo è quella di mettere in pratica l’empatia.
Quindi, cari lettori, credendo di essermi dilungata abbastanza, risponderei a questa domanda così: la politica è empatia, dal greco en + pathos, che non vuol dire sentire e provare necessariamente ciò che prova il prossimo ma, invece, comprendere ciò che questo prova, vuol dire uscire dal proprio “io” per entrare nello spazio dell’altro, la politica è importante poiché vuol dire, dunque, “portare dentro”, è l’atto di scegliere il “noi” prima dell’io e ciò richiede un tale coraggio e quindi una tale responsabilità e dedizione che posso solo concludere questa mia riflessione dicendovi che la politica è amore.

Riccardo Boscolo: “Assumersi responsabilità”
Cos’è, per me la politica? La politica è aprire il gazebo la domenica mattina per ascoltare i propri concittadini. È difendere il popolo e le sue radici con azioni concrete, senza arretrare. È scegliere, assumersi responsabilità, fare sacrifici. È orgoglio, identità e futuro.

Nicola Vermiglio: “Stare nel punto più difficile”
La politica a prima impressione parrebbe una sola parola: appartenenza, quasi quasi entusiasmo. Ma se è vero che la storia ci insegna sempre qualcosa, in questo caso rivela che la politica è una responsabilità esigente, che grava sugli uomini e sul destino delle città.
Penso al politico per eccellenza ovvero Lorenzo de’ Medici, che, in un tempo diverso ma non meno fragile, seppe trasformare quel disordine in equilibrio, governando con misura ed equilibrio.
Custodire la città, impedirne la dissoluzione, tenere insieme ciò che tende a separarsi: questa è la forma più alta della politica.
Ed lì che riconosco il vero valore della politica, nella capacità di reggere il peso della comunità. Non bisogna affermare sé stessi, ma bisogna preservare un ordine, un equilibrio che è sempre precario, sempre esposto al rischio della rovina.
Per me, la politica è questo: stare nel punto più difficile, nell’equilibrio.
Il politico deve essere il custode della comunità.

Andrea Perla: “Non solo a parole”
Per me la politica non è solo istituzioni, partiti o elezioni, ma il modo in cui una collettività sceglie di vivere insieme. È la capacità di trasformare i bisogni delle persone in decisioni concrete, di dare voce a chi spesso non ne ha e di costruire spazi in cui ognuno possa sentirsi rappresentato. Per me fare politica significa mettersi a disposizione degli altri e cercare di dare risposte concrete ai bisogni delle persone. È prima di tutto l’impegno a fare qualcosa di reale per cambiare le cose, non solo a parole. Spesso questa parola viene vissuta con diffidenza o sembra qualcosa di lontano e pesante, ma in realtà la politica ci riguarda tutti ogni giorno, molto più di quanto pensiamo. Influisce sulla nostra vita quotidiana, sulle nostre opportunità e sul modo in cui viviamo la collettività.
È anche uno strumento di cambiamento. Se fatta con serietà e passione, può migliorare la scuola, la città e la vita delle persone. Per questo credo che partecipare non sia mai inutile, anche quando sembra difficile, perché ogni voce può contribuire a costruire qualcosa di migliore. E proprio per questo è importante non tirarsi indietro, ma continuare a credere nel valore dell’impegno, anche quando i risultati non arrivano subito, perché ogni piccolo contributo può fare la differenza nel tempo.

