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Ormai da tempo il Pinti mi chiedeva uno scritto per il nostro amato blog Il Bobo.

Mi ha inseguita e sollecitata con garbo.

Io, però, con elegante distacco, gli rispondevo che ero sempre “dietro” a fare qualcosa, per poi eclissarmi.

A un certo punto, esasperato, mi ha minacciata:

se non mi rispondi pubblicherò i temi scolastici sulla Lega di tua figlia.

Io ho fatto muro. Quello con la malta bastarda.

E alla fine ho pensato avesse desistito.

La Provvidenza padana, però, ha sempre in serbo altri piani per noi.

E così è stato.

Dopo aver letto il pezzo “Mappa sentimentale dei Lombardi”, scritto dal Pinti a quattro mani con l’ottimo Giulio Cainarca, sono capitolata.

Mossa tipica dell’astuzia varesina.

E io, ingenua bergamasca, di fronte alla provocazione, mi sono messa subito a scrivere.

Ma si sa: la donna lombarda, quando cede alle richieste di un uomo, sotto traccia cova sempre un filo di risentimento.

E, infatti, il mio scritto è un atto d’accusa che ha l’ambizione di smontare tutta la teoria della “mappa sentimentale in sette parole”.

Finiamola con la retorica della concretezza laboriosa e della prosaicità del pragmatismo lombardo!

Basta con lo stereotipo che considera l’homo padanus ontologicamente tutto casa e bottega, incapace di astrazione e di pathos!

Va bene che siamo cresciuti con il mito del Politecnico di Carlo Cattaneo, ma mi sapete dire quale altro popolo ha inseguito il mito di un eroe come Alberto da Giussano?

Quale altro ha inneggiato alla Compagnia della Morte e osannato il Carroccio di Ariberto, ricreando nell’era contemporanea l’epica comunale medievale?

E quale altro popolo ha creduto nello spiritus loci dei nostri boschi e dei nostri fiumi, fino a immaginare nuovi confini e una nuova Terra Promessa padana?

Quella Padania che esiste proprio perché non esiste.

Felicità – amore – odio – vendetta – anima – pace – futuro non sono astrazioni lessicali o costruzioni sociolinguistiche, bensì la nostra polenta quotidiana.

Il pezzo Pinti-Cainarca teorizza che se in lingua lombarda non esiste una parola, allora non esiste quel concetto.

Certo, avete ragione: il nostro dialetto non è mica la lingua greca, che è filosofia e metafisica.

La koinè lombarda non dissimula, non elude, non inganna.

Ma io so che nella nostra lingua madre c’è anche la nostra anima, un’anima capace di credere che ciò che è pensabile è reale, di immaginare ciò che ci serve per vivere: un’origine e un destino.

Che poi, si sa, nei sentimenti noi donne lombarde non ci batte nessuno.

Viviamo da sempre senza mappe e ci orientiamo ascoltando solo gli spiriti della Terra Madre.

Pare vivessimo correndo con i lupi e i cinghiali ma oggi, tra algoritmi e iperconnessioni, ci ritroviamo a scrivere un pezzo per il Pinti sperando che non ci censuri.

Auguro a tutti:

felicità – amore – anima – pace – futuro.

Che Dio ci preservi dall’odio e dalla vendetta, perché — come diceva Manzoni, lui sì un grande lombardo —

“Spregio, ma non odio.”