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Giugno 2001: II° Governo Berlusconi.

A Roberto Maroni venne affidato il Dicastero del Lavoro e delle Politiche Sociali.
Lavoravo con lui da circa un anno e mi sarebbe piaciuto proseguire.
Mi feci coraggio ed entrai nel suo ufficio. Chiusi la porta.
Un respiro profondo e mi sentii pronunciare queste parole “Onorevole Maroni, in questo breve tempo, ho lavorato bene con lei. Se pensa che potrò esserle ancora utile, mi piacerebbe seguirla e continuare”.
La frase doveva essere breve e concisa, dritta al punto perché non potevo rischiare di perdere la sua attenzione.
Lui mi guardò con quella sua tipica aria sorniona e, con un tono fintamente severo, mi rispose “ci penso e ti dico”.
Una settimana di silenzio (e ormai non ci speravo più) ma poi… squillò il telefono dell’ufficio. “Dani, che ci fai ancora lì? Ti sto aspettando al Ministero”.


E così iniziò la mia avventura con lui, durata circa quindici anni. Quindici anni indimenticabili: momenti di allegria, di condivisione ma anche momenti di tensione, di ansia e preoccupazione (come per l’omicidio del Prof. Marco Biagi). Maroni è riuscito a superare tutto grazie al suo pragmatismo e alla sua capacità di “rimettere la palla al centro”.
Di rara e vivace intelligenza, un uomo di cultura (e non di nozionistica) con un sottile senso dell’umorismo. Solido, curioso, divertente, autorevole ma mai autoritario, buono, molto paziente, genuino e semplice. Combatteva per ciò in cui credeva.
Lavorando con lui ho imparato tantissimo e non solo professionalmente… gliene sarò eternamente grata.
“Min, abbiamo un problema… che però è anche un’opportunità”: era diventato il motto della nostra squadra di lavoro. Questo è stato un grande insegnamento di approccio alle cose con flessibilità e apertura mentale.
Avevo sempre la valigia pronta e i tanti chilometri macinati in macchina o in aereo erano l’occasione per interessanti conversazioni.
Se la radio passava qualche vecchio brano, partiva la solita scommessina: “chi cantava questa canzone?”.
“Scommettiamo?”


Una stretta di mano e partiva la ricerca su web. Ho vinto un sacco di volte ma non mi ha mai pagato.
Una volta perse una scommessina con un altro collaboratore di fiducia. Lo tirò a lungo e un giorno, con nostra grande sorpresa, si presentò con una scatoletta contenente una quantità enorme di monete da 1 centesimo per onorare il suo debito. Era proprio da lui.
Maroni era quello che ti spiegava che in politica fa più rumore un albero che cade, che una foresta che cresce. Per il mio modo di vedere è stato uno degli ultimi politici coerenti, concreti e di sostanza; non a caso capace di raccogliere un gradimento trasversale.
Ma quel che mi manca di più è l’uomo semplice, quello delle scommessine e della musica. Uno di famiglia.

Gli sono stata sempre leale e autenticamente affezionata.
Questo è l’uomo che mi resta nel cuore… e secondo me ci vorrebbero più Roberto Maroni nel mondo.