Il rito romano non è sempre stato identico a se stesso.
Nel corso del tempo ha subito contaminazioni e modifiche che in qualche modo ne hanno alterato la forma, ma certo non la sostanza. Credo che la sua principale capacità rimanga quella di adeguarsi, con straordinario e infallibile mimetismo, a qualsiasi situazione. Prendendone il peggio. A differenza del rito ambrosiano, che ha come scopo quello di risolvere i problemi e si adatta anch’esso all’evoluzione del contesto. Prendendone, però, il meglio. Le parole chiave di chi pratica il rito romano 4.0 sono diventate superficialità, frettolosità, imprudenza. Alle quali voglio aggiungere anche un atteggiamento tra i più deprecabili a cui può ricorrere chi ha responsabilità di governo: la teoria del complotto.
Inventarsi un nemico, infatti, produce un doppio risultato: da una parte si può dire ai propri elettori di aver mantenuto le promesse, di non essere arretrati di un millimetro rispetto al contratto di governo; dall’altra, se le cose vanno male, si può sempre gridare al complotto demo-plutocratico-massonico di romana memoria, che assolve da ogni colpa. Sono gli altri che ci ostacolano. Sono gli altri che ci impediscono di fare le riforme necessarie al benessere del paese.
Al momento, le armi per contrastare questa deriva appaiono spuntate. Il nuovo rito romano 4.0 è così: insidioso, camaleontico, social, dinamico. E’ tutto tattica e niente strategia. Anzi, è solo tatticismo. La sua principale preoccupazione è con quale dichiarazione mantenere alta l’attenzione del web e ottenere il maggior numero di like. Il pensiero ambrosiano del trovare la strada migliore per risolvere concretamente i problemi arriva sempre dopo. Se arriva. Gestire il potere secondo il vecchio rito romano corrispondeva a curare gli affari degli amici degli amici. Adesso, mi viene da osservare, si curano solo i propri.
Insomma, a farla da padrona non è la realtà, ma la sua immagine. Riflessa e spesso distorta dagli algoritmi. E’ qui che si gioca ormai il consenso. E’ proprio questo bagaglio di attitudini e competenze che è venuto meno nel rito romano 4.0. Invece che fare proprie le caratteristiche salienti del rito ambrosiano – ascolto, pragmatismo, capacità di negoziazione – oggi si preferisce saltare ogni passaggio. Con le conseguenze che conosciamo (…).
(Da “Il rito ambrosiano”, Rizzoli 2018)

