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Il 2027 sarà un anno chiave per Varese. Ricorrerà il centenario dell’elevazione della Città Giardino a capoluogo, con l’istituzione dell’omonima provincia, avvenuta con Regio Decreto n. 1 del 2 gennaio 1927.

E avranno luogo le prossime elezioni comunali.

Il primo avvenimento rappresenta una pagina di storia fondamentale: l’anno zero per la nascita della Varese moderna come oggi la conosciamo. Il secondo, il ritorno alle urne, è altrettanto importante: dopo due mandati amministrativi a guida centrosinistra, che hanno seguito il periodo d’oro del centrodestra bosino, la sfida è aperta e chi vincerà avrà l’occasione – anzi, il compito – di lavorare per dare alla città una visione per il suo sviluppo futuro.

Ci troviamo, infatti, in un periodo storico di grandi cambiamenti geopolitici, che si ripercuotono per forza di cose a tutti i livelli della vita politica di un Paese, dal governo al più piccoli degli enti locali. Gli assetti politici sono fluidi, le idee sembrano ormai obsolete e la capacità di avere una visione politica, che vada oltre il mandato elettivo, è rarissima: a sinistra come a destra, passando dal centro e da tutte le varie sfumature centrodestra, centrosinistra, sinistra-sinistra, destra-destra, destra-centro, centro-centro, etc, etc…

In sostanza, manca una visione, che invece i nostri predecessori, oltre un secolo fa, ebbero quando iniziarono a perorare la causa per la nascita della nuova provincia, con Varese capoluogo.

Lo seppero fare, in virtù della vocazione per la libertà: nella storia dell’antico borgo prealpino è presente – comun denominatore che unisce le diverse epoche – il desiderio di autodeterminarsi, un principio che si concretizza, nel corso dei secoli, con la ferma opposizione degli abitanti ai vari tentativi di essere infeudati, arrivando a pagare una tassa pur di evitare questa possibilità.

Ne abbiamo riscontro a seguito delle risposte ai 45 quesiti del 1751 della II giunta del censimento – istituita dall’imperatrice Maria Teresa d’Austria – dalle quali emerge come Varese fosse località esente dal feudo, avendo corrisposto sin dal XVI secolo una «rilevante somma di denari» a Carlo V, «come dal Regio Diploma dell’anno 1538. La libertà di questo Borgo fu confermata dal successore… Filippo Secondo con nuovo Privilegio e successiva approvazione dell’Eccellentissimo Senato, come da autentico Rescritto del 1621». Sotto il regno di Filippo IV, Varese pagò una nuova somma «per redimersi da qualunque timore d’infeudazione,» versando al tempo «del Quindennio» il tributo consistente in 821 lire, 15 soldi e 6 denari.

Il privilegio – è storia nota – venne meno nel 1765, quando il duca di Modena e Reggio, Francesco III d’Este, s’innamorò del borgo e lo ottenne in feudo, sempre dall’imperatrice, insieme al titolo di Signore di Varese.

I notabili varesini, ovviamente, si opposero, senza successo.

La Signoria non durò a lungo, non essendo prevista l’ereditarietà e nel 1780 si tornò alla situazione precedente. Nel corso del secolo successivo – l’Ottocento – ci furono nuove sfide e anche successi, come l’elevazione del comune al rango di Città, avvenuta nel 1816. Dopo l’ingresso nel Regno d’Italia, l’obiettivo sarà sempre quello di affrancarsi dalla dipendenza amministrativa di Como, per diventare capoluogo di una provincia autonoma o, in alternativa, entrare in quella di Milano, realtà alla quale, nei secoli, è sempre stata più legata.

Le vicende storiche bosine evidenziano come l’anelito alla libertà sia da sempre insito nel dna della nostra terra e della nostra gente.

E da queste radici è necessario partire per edificare – mattone su mattone – il nostro futuro.

Come ho già scritto…

Per una cultura dell’autonomia

…per opporci al livellamento globale – che ci vuole massa informe di individui, anziché pluralità di persone dotate di un’identità – l’unica risposta possibile è la tutela e la valorizzazione delle identità locali.

Assumono, quindi, un’importanza primaria le elezioni comunali di Varese del 2027, perché si andrà a votare per il livello istituzionale più vicino ai cittadini. Quello locale, appunto.

Sarà l’occasione concreta per ridare slancio a Varese, in termini di servizi ai cittadini, ma anche sviluppo del territorio. E sarà l’occasione politica per riflettere sul ruolo che i comuni devono assumersi oggi, anche di fronte a sfide globali, nel tutelare l’umanità delle persone.

Perché proprio quest’ultimo aspetto è messo in crisi dalla vacanza valoriale, che contraddistingue la società occidentale: senza che gli Stati nazionali – o quel che ne rimane – siano in grado di porre un argine.

Può sembrare utopistico, ma occorre ambizione per cambiare lo status quo.

Ambizione e visione.

Caratteristiche, entrambe, che la prossima amministrazione dovrà avere. In nome dell’autonomia che Varese ha sempre difeso, bisogna costruire un nuovo percorso per gli enti locali, che sia da esempio per tutto il Paese.